Approccio cognitivo-comportamentale in psicologia clinica

I principi base.

cognitivo-comportamentale1

Secondo il modello teorico cognitivo-comportamentale, le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi; pertanto non è l’evento in sé, ma la sua interpretazione, a determinare il modo in cui lo viviamo, in termini di pensieri, emozioni, comportamenti.
Molti disturbi sono dovuti a una modalità disfunzionale di “leggere” la realtà, che porta a vivere in preda a paure, ansie, prigioni mentali.

L’intervento.

Le prime sedute (fase psicodiagnostica) sono dedicate alla conoscenza del paziente e alla comprensione della problematica riportata.
La fase psicodiagnostica consta complessivamente di sei colloqui: un primo colloquio di accoglienza, quattro colloqui di assessment e un colloquio finale di restituzione.
Durante questa fase è prevista la possibilità di utilizzo di appositi test psicodiagnostici, che vengono somministrati al paziente a seconda della problematica emergente, allo scopo di avere una visione il più possibile esaustiva e completa non solo delle difficoltà presenti, ma anche delle risorse possedute dalla persona.

Dal momento in cui l’inquadramento diagnostico risulterà sufficientemente chiaro e definito, sarà possibile fissare un colloquio di restituzione, in cui il professionista riporterà al paziente le osservazioni effettuate, le problematiche emerse, le risorse presenti e delineerà insieme a lui un possibile progetto di intervento, che tenga conto non solo delle necessità terapeutiche riscontrate, ma anche delle aspettative e richieste esplicitate dal cliente.
Il paziente verrà pertanto informato in maniera avveduta sulle possibilità terapeutiche a sua disposizione:

  1. Intervento finalizzato a un cambiamento situazionale e alla risoluzione di specifiche difficoltà riportate dal paziente (counseling psicologico-relazionale);
  2. Intervento finalizzato a un cambiamento globale e a significative ricostruzioni del significato personale (psicoterapia);
  3. Intervento finalizzato alla riduzione farmacologica dei sintomi (trattamento psicofarmacologico).

A seconda del percorso scelto, potrà rendersi necessario l’invio ad altro professionista.

Tempi e modalità.

Non è possibile stabilire a priori una durata certa dell’intervento, tuttavia è possibile affermare che, in linea di massima, l’approccio cognitivo-comportamentale rientra tra le terapie di breve durata:

  • per un percorso di counseling psicologico-relazionale si può ipotizzare una durata variabile dai tre ai dodici mesi
  • per un percorso di psicoterapia si può ipotizzare una durata variabile da due a quattro anni.

Per quanto riguarda il trattamento psicofarmacologico, esso richiede necessariamente l’invio al medico curante; può talvolta accompagnare e coadiuvare un percorso di approfondimento psicologico.

La frequenza delle sedute è di una volta alla settimana, che può trasformarsi in una volta ogni due o tre  settimane col progredire del trattamento e la riduzione dei sintomi.
La durata della singola seduta solitamente è di 60 minuti.

Il setting utilizzato all’interno di un approccio cognitivo-comportamentale solitamente prevede una posizione frontale con eventualmente una scrivania o un tavolo intermedio; questo perché

“la posizione frontale può facilitare la definizione di una relazione diretta e paritaria all’interno di uno stile collaborativo nel quale entrambi i membri rivestono un ruolo attivo nella ricerca di soluzioni e significati che nessuno dei due possiede a priori” (Bara, 1996, p. 376).

Bibliografia:

  • Bara B.G. (1996), Manuale di psicoterapia cognitiva, Bollati Boringhieri, Torino
  • Sabbadini R. (2009), Manuale di counselling. Guida pratica per i professionisti, FrancoAngeli, Milano