Gli interventi per l’autismo

Finalità dell’intervento.

La principale problematica legata all’autismo riguarda l’incapacità del soggetto di comunicare in maniera adeguata e comprensibile i propri bisogni ed emozioni, che pertanto spesso vengono agiti con comportamenti anomali, disturbanti, talvolta espressi con modalità aggressive.

L’intervento deve avere come obiettivo principale il miglioramento della qualità comunicativa tra il soggetto e il suo contesto relazionale più prossimo, con la finalità generale di ridurre gli acting out e incrementare parimenti la qualità di vita percepita.

Sono altrettanto importanti tutti quegli interventi di abilitazione e riabilitazione cognitiva, che permettono l’incremento delle capacità intellettive e la possibilità di progressione sociale e professionale per tutti quei ragazzi che presentano già un buon funzionamento.

Fondamentali anche gli interventi di promozione delle abilità sociali, soprattutto con il sopraggiungere dell’età adolescenziale e poi adulta.

Come intervenire.

Secondo le Linee guida sull’autismo, pubblicate dalla SINPIA nel 2005, gli interventi per l’autismo possono essere raggruppati in due grandi categorie: gli approcci comportamentali e gli approcci evolutivi.

Gli approcci comportamentali lavorano specificatamente sulla modificazione del comportamento del soggetto, basandosi sui principi del comportamentismo e ricorrendo alle tecniche abituali della terapia del comportamento (prompting, fading, modeling, shaping e rinforzo) per stimolare nella persona con autismo l’apprendimento di nuove e più adattive modalità comportamentali.

Gli approcci evolutivi lavorano invece più direttamente sull’intersoggettività, ossia sulla capacità del soggetto di entrare in relazione con le altre persone presenti nell’ambiente circostante, focalizzando l’attenzione e il focus dell’intervento sulla relazione emotiva con il bambino e sulla reciprocità corporea, che può sostanziarla. L’obiettivo è di risvegliare la spontaneità della relazione tra adulto e bambino, agendo a livello corporeo ed emotivo.

Entrambi gli approcci risultano efficaci e anzi è auspicabile il ricorso simultaneo ad entrambi, per amplificare le possibilità di miglioramento del soggetto con autismo, soprattutto nei primi periodi di vita (infanzia ed età scolare).

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Un esempio di approccio di lavoro di questo tipo si ritrova nel TEACCH, un modello di intervento diffuso nella Carolina del nord, in cui accanto a momenti di stimolazione del gioco e dell’intersoggettività, si trovano anche momenti di lavoro strutturato secondo un approccio più comportamentale.

Una particolarità del modello di intervento proposto dal TEACCH riguarda l’enfasi posta sulla strutturazione dello spazio e del tempo, accorgimento che sembra facilitare gli apprendimenti delle persone con autismo.

Bibliografia: